SAN MAURO come Bene Comune ; una riflessione sul Patrimonio del Comune : parte prima
1 -“Abitare e pensare il territorio”
Un filosofo tedesco del secolo scorso si chiedeva “ se il territorio prima lo si abita e poi lo si pensa, oppure prima lo si pensa e poi lo si abita”.
Siamo tra quelli che ritengono che il territorio non vada solo “ costruito” ed abitato ma in primo luogo pensato e non solo come insieme di beni privati ma come “bene comune”!
2) La città come “bene comune”
In questi ultimi anni è diventata di uso molto diffuso l’espressione “beni comuni”. Se ne parla per l’acqua, per l’aria, per il paesaggio, per il patrimonio genetico ed in tante altre accezioni.
Da diversi decenni c’è qualcosa che ha ferito la capacità di percepire la rilevanza sociale dei beni comuni; chi vuol provare a battersi nel nome dei beni comuni di qualsiasi tipo deve lavorare a sanare questa ferita.
Noi vogliamo parlare di beni comuni in relazione alla nostra città, in relazione a San Mauro.
Ma cosa significa l’espressione “città come bene comune”?
Interroghiamoci sulle tre parole che la compongono.
Città
Nell’esperienza europea la città non è semplicemente un aggregato di case. Essenziale perché un insediamento sia una città è che esso sia l’espressione fisica e l’organizzazione spaziale di una società, cioè di un insieme di famiglie legate tra loro da vincoli di comune identità, reciproca solidarietà, regole condivise.
Bene
La città è un bene, non è una merce. La distinzione tra questi due termini è essenziale per sopravvivere nella società moderna. Bene e merce sono due modi diversi per vedere e vivere gli stessi oggetti.
Un bene è qualcosa che ha valore di per sé, per l’uso che ne fanno, o ne possono fare, le persone che lo utilizzano. Un bene è qualcosa che aiuta a soddisfare i bisogni elementari (nutrirsi, dissetarsi, coprirsi, curarsi), quelli della conoscenza (apprendere, informarsi e informare, comunicare), quelli dell’affetto.
Una merce è qualcosa che ha valore solo in quando posso scambiarla con la moneta. Una merce è qualcosa che non ha valore in sé, ma solo per ciò che può aggiungere alla propria ricchezza materiale.
Comune
Comune non vuol dire solo pubblico, anche se spesso è utile che lo diventi. Comune vuol dire che appartiene a più persone unite da vincoli volontari di identità e solidarietà. Vuol dire che soddisfa un bisogno che i singoli non possono soddisfare senza unirsi agli altri e senza condividere un progetto e una gestione del bene comune.
Il declino degli spazi pubblici e quindi della città come “bene comune” è evidente.
In primis per le ragioni strutturali, a partire dall’uso del suolo urbano. La speculazione sui terreni urbani ha portato a costruire sempre più edifici da vendere come abitazioni o come uffici, invece che servizi per tutta la cittadinanza, e a destinare sempre meno spazi agli usi collettivi.
Notevole è stata l’espansione della motorizzazione privata. Le automobili hanno sempre più escluso i cittadini dalle piazze e dai marciapiedi.
Il riconoscimento dei beni comuni non va dato per scontato e la domanda è se non sia una missione impossibile nell’attuale contesto.
La nostra risposta alla domanda è che occorre lavorare all’educazione ai beni comuni: va facilitato il riconoscimento del loro valore effettivo. Vogliamo cercare di chiarire in che senso questa classe di beni sia importante, per i cittadini.
Aiutare a ripensare cosa implica per la società e il cittadino “il non avere a disposizione quantità e qualità dei beni comuni”.
E’ probabile che la crisi economica, la limitatezza dell’intervento pubblico nel contrastarla, l’imminente federalismo fiscale, le politiche di alienazione dei patrimoni comunali, compresi i beni demaniali, e la crescita del movimento a tutela dei “ beni comuni” siano vettori di un crescente interesse per questi temi.
3) San Mauro ed i suoi “beni comuni”
A chi interessa come è composto il Patrimonio del Comune?O quanto è costato il Palazzetto dello sport o il fatto che esista nel patrimonio un bene denominato “Gattile di San Mauro”.
Da decenni ogni anno le amministrazioni comunali che si sono susseguite hanno dato il loro contributo, più o meno riuscito, alla costruzione di beni pubblici. Le piazze, le strutture sportive ,cinema e biblioteca, le aree verdi. Una stratificazione di interventi che bilancio dopo bilancio hanno costruito il patrimonio comunale.
Circa 60 milioni di euro di beni a valore di libro ( ma nella realtà valgono molto di più) che abbiamo tutti, 19mila e rotti abitanti, in “ multiproprietà”.
Nonostante frenate ed accelerate, spesso dovute alla disponibilità ovvero i freni proposti od imposti da enti di livello superiore , anno dopo anno, intervento dopo intervento, il Patrimonio è cresciuto ma, per quel paradosso che è stato definito “ la tragedia dei beni comuni”, è un argomento che “non prende” i cittadini.
Se avessimo effettivamente in mano un contratto di multiproprietà, saremmo sicuramente tutti più attenti. Ma siccome i soldi di tutti non sono di nessuno, si lascia fare “al buon manovratore” e ci si disinteressa.
Ma dall’anno scorso ( ndr 2009) vi è stata un’importante novità. Pur non mettendo mano ai gioielli di famiglia, il Sindaco e la Giunta comunale , per rispettare il cosidetto Patto di stabilità dei comuni, hanno avviato il Piano delle alienazione di alcuni beni disponibili; si è incominciato dalla aree verdi; si è iniziato a sentir parlare di beni disponibili per la vendita e di altri indisponibili.
Ed alcuni cittadini , i più vicini alle aree verdi da vendere, si sono opposti ed hanno fatto ricorso al Tar; ed hanno avuto anche un parziale riconoscimento delle loro ragioni.
E’ così nata l’idea di fare una ricognizione di insieme su cosa sia nel Patrimonio Comunale ma anche di quale sia la valutazione da parte di alcuni cittadini particolarmente attivi sull’uso sociale che viene fatto delle strutture pubbliche comunali.
La nostra ottica privilegia il concetto che la città e le sue trasformazioni, tramite gli interventi pubblici, devono essere governate in ragione della loro funzione sociale.
Devono essere governate in ragione delle esigenze, degli interessi, delle aspettative e delle speranze della società che la adopera o vuole adoperarla: per abitarvi, per lavorare, per incontrarsi, e per trovare il necessario equilibrio tra le esigenze della vita personale e privata e la esigenze della vita collettiva e pubblica.
Abbiamo perciò cercato di ricostruire le relazioni tra il patrimonio dei beni comuni e le prospettive qualitative della società sanmaurese perché riteniamo che esista una forte connessione tra la “capacità di porre un freno alla tragedia dei beni comuni e la qualità della società stessa”.
Il recupero di efficacia si ha solo investendo in una dimensione che è rimossa: non quella puramente finanziaria, ma quella dell’investimento in attivazione e relazioni, cioè nella capacità di suscitare energie sociali, distribuire responsabilità condividendole, investire in relazioni tra i cittadini e tra cittadini e Comune.
